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3 ragioni per cui l’ologramma è davvero il nostro futuro (la quarta l’abbiamo in tasca)

In questo primo scorcio di 2016 registriamo un debutto: l’ologramma. Parola finora appannaggio di scienza e tecnologia, tanto da non sorprendere nessuno se non la si trova tra le mille parole più usate dell’italiano. Il senso comune attribuisce a questo termine il significato di qualcosa di molto simile ad un oggetto, ma in realtà impalpabile e immateriale. Ma cos’è davvero un ologramma? La parola ologramma si è fatta sentire per sedici volte nel testo pubblicato del discorso di fine anno (circa tre minuti in tutto) di Beppe Grillo. Termine poi ripreso qualche giorno dopo in un’intervista di Paolo Becchi, in polemica col Movimento Cinque Stelle.
Ben prima di essere preso in prestito dal dibattito politico, l’ologramma ha raggiunto un’ampia notorietà tra i fisici e un’ancor più vasta diffusione tra il grande pubblico. Basti pensare che nel 1971 Dennis Gabor, scienziato ungherese, ha vinto il premio Nobel per la fisica proprio per l’invenzione dell’olografia, tecnica tutt[…]